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Carlo Prato

Amo il mondo anglosassone e il suo approccio. A 6 anni suonavo alla chitarra "Mother's nature son" dei Beatles e a 23 mi sono laureato in Lingue straniere con una tesi sui Fab Four. Da 25 anni mi occupo ancora con soddisfazione di Relazioni Pubbliche. Dono di Aldo Chiappe, l’uomo che costituì nel 1961 la prima agenzia di PR in Italia, e che mi volle suo addetto stampa alla fine degli anni Ottanta. Sono stato manager e responsabile della Comunicazione in note aziende multinazionali, dalla "grande" Ansaldo dei primi anni Novanta all'Italtel post Marisa Bellisario, dalla tedesca Siemens, passando per una Finmatica che capitalizzava più della Fiat nell'era della new economy, fino a RCS MediaGroup lavorando a fianco di Vittorio Colao.
Nel 2005, dopo aver letto The Elephant and the Flee, di Charles Handy, dove l'elefante rappresenta il simbolo del mondo-azienda, con le sue logiche e codici interni, le sue lentezze, in contrasto con l'esistenza più rischiosa ma potenzialmente più gratificante di una pulce indipendente, decido di abbandonare l'azienda e di navigare in sconsiderata solitudine nell'oceano della consulenza. Sviluppando un approccio tailor made per aziende quotate e non, CEO, start up, legal firms, istituzioni e governi. Per 6 anni ho fatto da portavoce in Italia di Vladimir Putin e della Federazione Russa attraverso GPlus di Bruxelles. A 50 anni suono ancora "Mother's nature son" per Lorenzo e Sofia, il mio principe e la mia principessa.

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